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La storia della lampadina

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La storia della lampadina

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ruggy71

Inserito il 4 agosto 2009 alle 14.21


Non e' certo innovazione, ma la dimostrazione che le grandi invenzioni sono sempre frutto di un lavoro collettivo.

Vi ripropongo quindi un articolo che scrissi tempo addietro e che venne pubblicato sulla rivista RadioKit Elettronica.

LA STORIA DELLA LAMPADINA

Il nome di Alessandro Cruto probabilmente a molti giovani lettori non dirà nulla, come a me del resto fino a quando non ho posato lo sguardo su un bellissimo murales situato a poche decine di metri da casa mia, un murales dedicato “all’inventore della lampadina”.
La cosa mi colpì non poco in quanto nella mia memoria, alla voce “inventore della lampadina” vi era da sempre associato il nome di Edison, uno degli inventori più prolifici alla fine del 1800 con oltre 1000 brevetti depositati a suo nome.
Ho deciso quindi di effettuare qualche ricerca di approfondimento, scoprendo delle cose molto interessanti al riguardo, il cui riassunto è riportato in queste poche righe che mi auspico destino la stessa curiosità nei lettori.
I destini di Edison e Cruto si incrocieranno più volte, a partire dalla loro data di nascita : Edison nasce il 17 febbraio 1847, Cruto qualche mese dopo, il 24 maggio a Piossasco, un piccolo paese a qualche decina di km da Torino.
Per Alessandro Cruto la famiglia sognava un futuro nell’edilizia come il padre (che era capomastro) ma lui aveva altri “interessi” : mentre fu mandato a Torino per due inverni a studiare architettura e geometria in una scuola privata, lui assisteva spesso alle lezioni di Fisica sperimentale e Chimica presso la Regia Università.
Il suo interesse per la scienza non si placò e nel 1872, con l’aiuto della mamma, riuscì ad aprire un suo piccolo laboratorio a Piossasco, dove si dedicherà fino al 1879 alla ricerca per produrre diamanti sintetici. Occorre fare un salto indietro per capire quali erano gli studi pregressi sull’illuminazione e sulle “lampadine”, nella speranza di capire se davvero è stato Edison il vero inventore o se lui, come Cruto, hanno solo contribuito all’evoluzione della lampadina, così come la conosciamo ai giorni nostri.
La prima dimostrazione pubblica di una luce elettrica costante realizzata mediante un prototipo di lampada ad incandescenza avviene il 25 luglio del 1835 ad opera di un insegnante scozzese, un certo James Bowman Lindsay, che però si limitò (stranamente) ad inviare un semplice articolo ad un quotidiano locale (il Dundee Advertiser)profetizzando l’impatto di questa scoperta, senza però tutelarsi mediante un brevetto. Stando a quanto riportato in [4], non vi è la certezza assoluta che non si trattasse di una lampada ad arco migliorata (inventata da Sir Humphry Davy nel 1809), ma alcuni dettagli fanno proprio pensare ad una rudimentale lampada ad incandescenza.
Il primo vero brevetto di lampada ad incandescenza è quindi da attribuire a Frederick de Moleyns, che nel 1841 brevetta una lampadina che consiste in carbone in polvere riscaldato attraverso due elettrodi in platino da una corrente elettrica.
Nel 1850 Edward G.Shepard realizza una lampada ad incandescenza con del carbone di legna.
Nel 1854, un orologiaio tedesco trasferitosi a New York, tal Heinrich Gobel, chiede il brevetto per una lampadina ad incandescenza utilizzando un filamento di bamboo carbonizzato posto all’interno di un bulbo di vetro.
Nel 1874 due canadesi, Henry Woodward e Matthew Evans, brevettano in Canada la luce elettrica, realizzando una lampada ad incandescenza con del carbone trattato (vedere figura 2). Il 29 agosto del 1876 Woodward ottiene anche il brevetto statunitense n.ro 181613; in questo brevetto non compare più il nome di Evans in quanto difficoltà finanziarie ed un certo ostracismo avevano costretto i due canadesi a vendere metà della loro invenzione a Edison (che pare stesse già lavorando sul problema) per l’equivalente attuale di 100000$.
Sinora tutti i prototipi di lampade ad incandescenza avevano più o meno gli stessi problemi : scarsa durata del filamento che bruciava troppo in fretta, potenza necessaria per avere una luce sufficiente troppo elevata.
Nel 1875 Herman Sprengel inventa una pompa di vuoto al mercurio che permetterà di realizzare dei bulbi in vetro sottovuoto migliori e più adatti per realizzare lampade ad incandescenza; era infatti l’ossigeno residuo una delle cause della scarsa durata delle lampade ad incandescenza.
Edison però solo il 21 ottobre del 1879 riuscirà a rendere funzionale la lampada ad incandescenza per un periodo un po’ più lungo (40 ore), ricevendo il brevetto USA n.ro 223898 il 27 gennaio del 1980 (figura 3) ed acquistando da Woodward ed Evans tutti i brevetti a loro intestati, per evitare “problemi”.
Problemi che però ebbe ugualmente con l’ufficio brevetti statunitense, che giudicò il brevetto ricavato da un lavoro di William Sawyer, giudizio a cui Edison si appellò con un reclamo che venne accolto solo 9 anni più tardi.
Edison non riuscì a brevettare la sua “invenzione” in Inghilterra, perdendo la causa con Joseph Swan, che già dal 1850 aveva fatto esperimenti con lampade ad incandescenza, esperienze scientifiche culminate con un brevetto inglese del 1878, circa 1 anno prima di Edison, dove il filamento era formato da una fibra carbonizzata di cotone.
Galileo Ferraris Il 24 maggio del 1879 ad una conferenza sull’illuminazione elettrica presso il Museo Industriale di Torino affermando che le lampade ad arco avevano raggiunto un buon grado di affidabilità mentre le lampade ad incandescenza erano ancora una curiosità da laboratorio in quanto non si trovava un filamento in grado di resistere alla temperatura d’incandescenza.
A quella conferenza assiste anche Cruto che, scuotendo la testa a quell’affermazione categorica di Ferraris, si butta a capofitto nella ricerca ed il 5 marzo 1880 (5 mesi dopo Edison) accende la sua prima lampadina elettrica (figura 1), nel cui bulbo introduce dei filamenti di carbonio purissimo sottili come capelli, che ha il pregio di durare molto di più delle altre sinora viste(oltre 500 ore).
Fu il primo tra i vari sperimentatori a creare un filamento con coefficiente di resistenza positivo (che aumentava cioè con l'aumentare della temperatura).
Edison verso la fine del 1880 arriverà a produrre lampadine che durano 1200 ore, utilizzando fibre derivate dal bambù, guarda caso materiale già utilizzato da altri in precedenza.


Fig.1 La lampada di Cruto

Nel 1880 vi è anche un elevato numero di richieste di brevetti sulla tematica della lampada ad incandescenza da parte di Swan ed Hiram Maxim (US 230,309 Hiram Maxim, US 230,310 Hiram Maxim US 230,953 Hiram US 233,445 Joseph US 234,345 Joseph Swan) ma non è ancora finita.
Nel 1883 Edison e Swan, messe da parte le scaramucce legali, fonderanno la Ediswan, società creata per commercializzare lampade ad incandescenza con filamenti derivati dalla cellulosa.
Nello stesso anno una prova comparativa effettuata nel laboratorio di fisica del Politecnico di Zurigo mostra nettamente come le prestazioni delle lampade Cruto siano superiori a quelle dei concorrenti (Swan, Edison, Hiram Maxim), tant’è che nel 1884 la Westinghouse ne acquista il brevetto per la produzione negli USA.
Nel 1884 lo stesso Galileo Ferraris illuminerá i padiglioni dell’Esposizione Industriale di Torino con le lampadine di Cruto mentre nel 1885 si costituisce la “Società Italiana di Elettricità Sistema Cruto”, che porterà il suo stabilimento ad Alpignano.
Nel 1903 Willis R. Whitney migliora il filamento al carbonio con un trattamento che consente di dotarlo di un rivestimento metallico, migliorandone la resistenza alle alte temperature.
Lo stesso anno, la società Cruto stipula un accordo commerciale con la Edison-Clerici di Milano per la vendita in comune delle lampadine prodotte, tra cui le rinomate lampade “Z” nel 1905.
Nel 1907 la General Electric Company (che nel frattempo aveva assorbito la Ediswan) fu la prima a brevettare il filamento in tungsteno, la lampada ad incandescenza moderna, che si può dire nata nel 1910, grazie a William D. Coolidge, dipendente della stessa compagnia, che renderà la sua realizzazione accessibile in termini di costi.
Nel 1910 la Edison-Clerici assorbe completamente la società Cruto, ponendola però in vendita nel 1922 per concentrare la produzione a Milano, vista la crisi del settore industriale. L’immobile verrà acquistato dalla Philips nel 1927, la prima fabbrica Philips in Italia.
Rimandadovi al sito del museo [2], che merita anche una visita per chi non è troppo distante da Torino, e agli altri riferimenti per avere ulteriori dettagli sulla storia della lampadina ad incandescenza, concedetemi qualche riflessione.
L’affermazione del murales che attribuisce a Cruto l’invenzione della lampadina è sicuramente esagerata così come è errata l’attribuzione di tutti i meriti e della paternità a Edison. A mio modestissimo avviso, così come è avvenuto per altre grandi invenzioni, entrambi hanno contribuito al miglioramento ed alla realizzazione pratica di una geniale intuizione.
Edison aveva anche la fortuna di godere di molto credito (e finanziatori) che gli hanno permesso di realizzare molte delle sue geniali intuizioni (ed acquistare/carpire brevetti altrui) mentre Cruto ha indubbiamente avuto il merito di essere perseverante nella sua passione pur con pochi mezzi finanziari a disposizione.
 


Fig.2 Brevetto canadese di Woodward e Evans del 1874

 

Brevetto di Edison (1880)
Fig.3 Il brevetto di Edison del 1880

 

Bibliografia

[1] Marina Baudraz, Laura Calducci “Alessandro Cruto ad Alpignano: nasce una fabbrica si illumina un paese”, Alpignano, Comune di Alpignano,1998
[2] http://ecomuseo.comune.alpignano.to.it/
[3] http://www.tungsten.com/tunghist.html
[4] http://home.frognet.net/~ejcov/lindsay3.html
[5] http://www.bouletfermat.com/danny/light_bulb_patent.html Testo del brevetto di Woodward e Evans
[6] http://www2.comune.alpignano.to.it/biblioteca/cruto.htm
[7] Frank Lewis Dyer, “Edison, his life and Inventions”
[8] William J. Hammer, “Historical Collection of Incandescent Lamps”, 1913
[9] Google


 

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