Una rivista per iPad dedicata ai bambini che racconti non le fiabe ma la realtà, in un linguaggio pensato proprio per essere compreso dagli utenti più piccoli.
Su questa idea è nato Timbuktu, magazine digitale creato da due giovani italiane, Elena Favilli e Francesca Cavallo, che, lasciati i rispettivi posti di lavoro in Italia, sono partite alla conquista dell'America.
Il primo numero è stato realizzato grazie a 20 mila euro ottenuti grazie ad un finanziamento nell'ambito del premio Working Capital 2010 di Telecom Italia, un'iniziativa dedicata al sostegno delle start up. Lo scorso novembre un altro riconoscimento è arrivato da Mind the bridge, un associazione americana che tenta di valorizzare le buone idee italiane.
Così le due intraprendenti ragazze italiane sono partite alla volta di San Francisco, per migliorare la propria idea e trovare nuovi investitori.
"Stiamo già cercando di lanciare Timbuktu. In California ci sono tantissime aziende del nostro settore e ogni sera partecipiamo a eventi e competition. Un confronto che ci fa imparare continuamente cose nuove.", dice Elena.
Timbuktu vuole raccontare le migliori storie pubblicate sui giornali internazionali ad un segmento di lettori spesso trascurati dai grandi media. La lingua scelta è l'inglese, per aprirsi ad un pubblico internazionale, e il linguaggio, che fa uso di video, canzoni, giochi, punta a stimolare la creatività e la fantasia dei più piccoli, raccontando le storie dei "grandi".
Ogni numero ha un tema. Il primo, dedicato ai cambiamenti climatici, ha fatto guadagnare a Timbuktu un posto tra le migliori app segnalate da Wired.
Il secondo numero è dedicato alla notte in tutte le sue forme, dai sogni dei piccoli ad un campo estivo, organizzato negli Stati Uniti, per i ragazzi che soffrono di una rara allergia della pelle ai raggi solari.
L'applicazione è gratuita ed è stata sviluppata grazie al contributo di professionisti provenienti da diversi posti del mondo, come Milano, Berlino, San Francisco, New Delhi, Lisbona e Barcellona.
Per trovarli, Elena e Francesca hanno fatto leva sui contatti stretti nel proprio ambito lavorativo (la prima era giornalista per una testata nazionale, la seconda insegnante di teatro e regista), ma hanno anche cercato nelle comunità dei social network.
La loro è una storia che incoraggia gli aspiranti "startupper" a pensare alla propria idea, a dargli un respiro internazionale e a cercare i collaboratori dentro e fuori il nostro paese.
LE APPLICAZIONI
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Nokia Moodagent Nokia Beta Labs
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