I social network e qualche dubbio sulla tutela dei dati personali

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Fabio Viola - Editoriale

Inserito il 17 febbraio 2012 alle 17.03


Path, Twitter, Google +, Facebook, Foursquare, Skype, i social network a nostra disposizione aumentano a dismisura, e come è stato comprovato da recenti studi un utente Facebook non disdegna un profilo Google +, un contatto Skype e neanche una posizione su Foursquare.
La logica è quella del "più ci siamo, più sappiamo, più si sa di noi", ma quando si mette a rischio la sicurezza dei nostri dati sensibili, il balzo dalla sedia è garantito.
Proprio in questi giorni sono circolati in rete numerosi articoli che hanno confermato come queste informazioni, indirizzi e numeri di telefono, vengano messi a disposizione dei 'grandi server', senza che ci venga richiesta nessuna autorizzazione esplicita al momento della sottoscrizione di un nuovo social profile, il che ha generato una corsa al chiarimento da parte di grandi aziende come Google e Twitter, che nell'attesa di essere scoperte, avevano già formulato le loro scuse formali.
In particolare Twitter, di fronte all'accusa di violazione della privacy, perché scaricava senza autorizzazione l'intera rubrica dei contatti, mantenendola per 18 mesi all'interno dei suoi server, se un utente dal proprio iPhone avesse usufruito della funzione "Cerca tra i tuoi contatti", tramite la sua portavoce ha dichiarato : "Vogliamo essere chiari e trasparenti nelle comunicazioni con i nostri utenti. Per essere più espliciti, al posto di "Cerca tra i tuoi contatti" useremo "Carica i tuoi contatti" o "Importa i tuoi contatti" per iPhone e per Android".
A puntare il dito contro Google ci ha pensato il Wall Street Journal, contattato da un ricercatore dell'Università di Stanford, che si è accorto di alcuni codici di programmazione speciali, celati nelle istruzioni di Safari, un browser molto usato nella navigazione mobile grazie all'enorme diffusione dell'iPhone, che hanno permesso ai server di Mountain View di registrare e monitorare la navigazione di milioni di utenti Apple.
Anche in questo caso, tramite comunicato stampa, il gruppo ha prontamente difeso il proprio modus operandi, dichiarando che i cookies non raccoglievano info personali, e rassicurato tutti noi affermando di essere già al lavoro per far cessare questa pratica.
Dobbiamo sottolineare che molte aziende hanno favorito negli ultimi due anni la comunicazione tramite strumenti social (le numerose chat sono un esempio) sia tra dipendenti che con i propri clienti, portando ai primi posti della classifica degli attacchi informatici quelli finalizzati al furto di dati sensibili, proprio tramite 'piattaforme sociali'.
Ora, partendo da uno dei concetti di base, che trasforma un social network in fonte di guadagno per i siti che ne fanno uso, in quanto possono facilmente girare a terzi (altre aziende) informazioni sugli utenti, la domanda che dovremmo porci è: possono gli sviluppatori lavorare, creare le loro applicazioni social, senza ledere illegittimamente la privacy dei loro utenti?

(2) Commenti

heidi

heidi  - iscritto dal 09 gennaio 2012


E' il rischio ben noto credo a tutti coloro che abbiano un profilo sui social network. E' come pensare di navigare in rete e non incappare mai in virus piuttosto che spyware. E' lo scotto da dover pagare per vivere in questo mondo virtuale, non credete ??? :-)


19/02/12 14.39
nextop

nextop  - iscritto dal 09 gennaio 2012


quoto


23/02/12 9.11
Categorie: Social networking, Multimedia, Business,
Tags: privacy, social network,

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